Life Cycle Thinking

Quanta lana ha il tuo maglione? Quello che l’etichetta non dice

19 Febbraio 2020

La scorsa estate all’Art Institute di Chicago si è tenuta la mostra Everything connects, che ha riunito il frutto di due progetti di ricerca: Flax Project, sull’uso del lino, e Fibre Market, sul riuso delle fibre tessili.

Il lavoro è opera della designer olandese Christien Meindertsma, esperta di materie prime e dei processi di lavorazione che con l’industrializzazione sono divenuti obsoleti. Nel suo lavoro di ricerca la sostenibilità gioca un ruolo di primaria importanza.

In Fibre Market la designer si è avvalsa di macchinari in grado di scansionare e classificare le fibre tessili. Tali macchinari sono generalmente utilizzati  da aziende che si occupano di riciclo per smistare i tessuti e rendere la loro lavorazione più semplice ed efficiente. Prima dell’esistenza di tali attrezzature, infatti, lo smistamento avveniva manualmente, confidando in abilità tattili, visive e tanta esperienza. La Meindertsma ha analizzato 1000 maglie di lana e i risultati hanno rivelato delle discrepanze tra le informazioni indicate nelle etichette dei prodotti e la reale composizione delle fibre. Ecco alcuni esempi.

L’etichetta di questo maglione indica 100% lana, mentre l’analisi della fibra mostra che la percentuale di lana è superiore al 60%, ma non arriva al 100%.

Anche questo maglione, con etichetta che indica “Pura lana vergine”, contiene più del 60% di lana ma non arriva al 100%.

Per questo maglione, la cui etichetta indica lana merino al 100%,  la lana è solo il 50%, mentre l’altra metà è acrilico.

Questo non ci dice se sono i produttori a dare informazioni non corrette o se anche loro acquistano materie prime che non corrispondono alle richieste. Il risultato comunque è che in tutti questi casi i consumatori comprano prodotti di una qualità inferiore rispetto a ciò che hanno pagato e che il riciclo viene reso più complesso.

La parola chiave è trasparenza, che in questo caso manca nel rapporto tra gli attori della catena di fornitura, con il consumatore finale e infine con chi si occupa dell’eventuale riciclo. La comunicazione al cliente passa attraverso ogni contatto che con quest’ultimo viene instaurato: la pubblicità, le asserzioni nei social media, le immagini, fino alle etichette, tutte occasioni per fare la cosa giusta.

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