Esperienze ed impressioni

Venerdì, uno dei più bei libri illustrati

4 Marzo 2016

Shaun Tan è uno degli illustratori che preferisco. La prima volta che ho visto un suo lavoro ne sono rimasta talmente affascinata che mi sono subito informata sulla sua vita e il suo modo di lavorare. Sembra che quando è alle prese con un progetto, ne venga talmente assorbito da rinunciare a qualsiasi invito o altra attività; chiarisce quindi che nessuno se la deve prendere a male se risponde negativamente a richieste di partecipazioni ad eventi, richieste di consigli o interviste. Mi era piaciuto allora e mi piace ancora di più adesso.

Breve divagazione
. Qualcuno di voi avrà letto
questo articolo
: “Non prendetela in modo personale se vi dico di no, lo faccio con tutti quest’anno”. Credo sia il mito di tante donne, che per compiacere o non dispiacere, dicono sì sempre e sono sempre sovraccariche di impegni. Non è una colpa, non una di quelle per cui imbarazzarsi, capita molto anche a me, anche se mi riprometto di non cascarci più, da domani. Ma se dicendo di no, questi sono i risultati di Shaun Tan, non dico che si debba aspirare ai suoi livelli, ma è sicuramente una chiara indicazione che non può fare che bene.

Un altro aspetto che mi è molto piaciuto di questo artista è che ogni progetto nasce e segue un interesse assolutamente personale, e si vede, quindi niente commissioni o richieste specifiche di case editrici. Avevo letto, e l’avevo scritto
qui
, che per realizzare un libro di 32 pagine ci impiega un anno. Il tipo di osservazione, ricerca, studio, analisi che dedica ad ogni lavoro è mirabile.

In genere un illustratore ha un segno che è la sua firma; lo si riconosce dalla copertina, da un tratto, dai colori, da uno stile inconfondibile. Non Shaun Tan, almeno non per i libri che ho visto, con lui l’unica costante è la meraviglia che suscita. L’approdo è molto diverso dal libro di cui ho parlato
qui
, e da quello di cui ho parlato
qui
.

Questo libro è completamente privo di parole. I libri senza parole hanno sempre un loro fascino, perché la storia, benché chiara, permette forse anche qualche interpretazione, ma soprattutto consente ad ognuno di soffermarsi su dettagli diversi, di raccontare a proprio modo seguendo una traccia. Anche q
ui
avevo scritto di bel un libro senza parole.

In L’approdo, “The arrival” nella versione originale (sempre guardare il titolo originale, perché certe volte le esigenze di marketing fanno grossi danni ai titoli e alle immagini dei libri), Shaun Tan parla di migranti. E’ la storia di un padre, che a me sembra vivere in un paese immaginario dell’Asia, o di un altro mondo che ha dei tratti asiatici, che decide di partire in cerca di fortuna.

La meraviglia di questa valigia che contiene tutti i ricordi della famiglia lontana

Arriva in un paese immaginario, caratterizzato da edifici stravaganti, cibo stranissimo, animali bizzarri, che potrebbero essere veramente così, o potrebbero invece essere così solo agli occhi di questo papà, al quale sono sconosciuti, e nuovi.

Le persone invece sono persone, alcune immigrate come lui, con storie difficili alle spalle.

Ma ci sono anche sorrisi, amicizia, speranza.

Il racconto si snoda lento, tra immagini a tutta pagina e altre pagine con tante piccole immagini che sembrano un film a rallentatore. Tutto il libro è nelle tonalità dal grigio al nero e dal beige al marrone, eppure sembrano coloratissime, perché brillano nei tratti, nei curatissimi dettagli.

E’ bello da leggere, soffermandosi sulle immagini che colpiscono di più, e poi è bello da sfogliare per essere nuovamente sorpresi da particolari e finezze che sono sfuggiti..infinite volte.

Consigliatissimo!

L’approdo, Shaun Tan, elliot

Buon fine settimana!

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