Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro – Il metodo Greenopoli

12 Febbraio 2016

Ho conosciuto Giovanni De Feo un po’ di anni fa quando è venuto a trovarci alla “seconda B”, come ci chiama lui qui . Questo è uno degli aspetti che, conoscendolo anche solo un po’, risultano lampanti: sa guardare alle cose da punti di vista diversi, cogliendo prospettive nuove e sorprendenti in situazioni e oggetti apparentemente normali.

Ricordo che, durante un pranzo, ci raccontava di quanto poco gli piacciano i giochi che mettono in competizione i bambini, o quelli che fanno vincere solo chi ha di più o guadagna di più. Non potrei essere più d’accordo, e siccome mi capita raramente di trovare delle persone che nelle attività con i bambini cercano l’inclusione e la vittoria del gruppo su quella di pochi, le premesse c’erano tutte per invogliarmi a curiosare tra le varie cose che ha fatto.
Della sue Greenopoli aveva avuto modo di parlarci, e conoscevo già il sito , così quando è uscito il libro non ho esitato a procurarmelo. Ne parlo però in ritardo rispetto a tante altre persone, perché devo ammettere che l’ho letto da poco. E’ rimasto pazientemente ad aspettare il momento giusto, come ogni libro che compro (a “Il metodo Greenopoli” è andata bene, altri libri aspettano anni). Pensavo forse di dovergli dedicare più tempo, invece è andato giù come un bicchiere di acqua fresca.

Per chi non conoscesse Giovanni De Feo, premetto che è professore di Ecologia Industriale e Procedure di Valutazione Ambientale all’Università degli Studi di Salerno. Potrebbe anche limitarsi a fare quello, sono convinta che gli impegni non gli manchino ma, come si suol dire, è uno che se le va a cercare, niente di meno che in quella che lui chiama “munnezza” e io, da veneta “scoasse”. E’ insomma un professore appassionato talmente del suo lavoro da essersi inventato un modo creativo e ludico per farci guardare all’immondizia con occhi nuovi, e sicuramente anche a divertirsi lui stesso mentre lo fa.

Ha lavorato in moltissime scuole, fatto lezione a centinaia di ragazzi, lavorato con le pubbliche amministrazioni, insegnato agli insegnanti ad insegnare. E’ un divulgatore seriale di informazioni su una risorsa preziosa che tutti abbiamo a portata di mano, tanto da arrivare a farcela vedere quasi con affetto.

Ma veniamo al libro. Per parlarne avrei potuto facilmente pensare ad una serie di post, tanto è ricco di informazioni: uno ad esempio avrei potuto scriverlo sui numeri dei rifiuti, e uno sull’acqua. Credo che pochi abbiamo mai pensato al fatto che “la quantità totale di acqua sul nostro Pianeta non è cambiata nel corso delle ere geologiche: quella che c’era all’inizio dei tempi, c’è ancora adesso. L’acqua può essere inquinata, sprecata e utilizzata male, ma non viene creata né distrutta: semplicemente migra”. Siete rimasti a bocca aperta? Sempre a proposito di acqua, questo libro mi ha fatto scoprire che il “più maestoso progetto acquedottistico” romano si trova in Campania, ed ora la visita a questo luogo si è aggiunta alla mia lista dei posti da vedere.
Avrei potuto dedicare un post anche ai pregiudizi nei confronti dell’acqua di rubinetto, sfatati nel libro uno ad uno. Un post, e tutto il mio plauso, lo meriterebbe poi l’elogio dell’errore, semplicemente orrore per molti, in realtà grande maestro. Non avrei invece scritto dei post per raccontare le tante belle iniziative sul riciclo nel salernitano, né ne avrei scritto uno su come una scuola può organizzare al proprio interno la raccolta differenziata, perché è bene che tutte le pubbliche amministrazioni e le scuole interessate si procurino il libro per avere una guida facile e pratica all’attuazione di iniziative concretamente utili.

Chi ha letto il libro non può non aver sorriso nel vedere la parola “bruttare”, che Giovanni racconta così: “bruttare che oggi uso per rimarcare quanto sia brutto buttare via le cose e con esse tutto quello che c’è di nascosto, dalla materia all’energia per l’estrazione delle materie prime, al trasporto, all’utilizzo, ma anche alle emozioni e sentimenti che abbiamo provato nel desiderare l’oggetto, nel portarlo a casa, nel tenerlo con noi…”. Chiedo ufficialmente di prendere a prestito questa parola geniale, che da oggi utilizzerò anche io; che nessuno mi accusi di plagio. Non la rubo, la riuso.

Il libro raccoglie anche alcune storie; quella dei lupacchiotti Tatti, Titti e Totti mi piace particolarmente. Per una come me che si legge tutti i libri alternativi al tradizionale Cappuccetto Rosso demonizzante del lupo, non poteva che essere così.

A Giovanni, per tutte le sue future iniziative, un grande in bocca al lupo. Penso di sapere cosa risponderà.

Il metodo Greenopoli di Giovanni De Feo, Edizioni IL PAPAVERO

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