Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro e fuga da un campo di prigionia nordcoreano

4 Settembre 2015

In passato in quanto a letture avevo i miei periodi monotematici; mi appassionavo ad un certo tipo di lettura e leggevo tutto quello che potevo trovare a riguardo; poteva essere un autore o un argomento, e via a scandagliare librerie e biblioteche. Non ne ho più il tempo, purtroppo, e mescolo molto le mie letture, ma ogni tanto ancora mi appassiono a certi argomenti. Da un po’ di tempo leggo tutto ciò che mi capita di trovare sulla Corea del Nord, così appena ho scoperto questo libro in biblioteca l’ho subito preso a prestito.

Questa è una storia vera e unica al mondo, perché è la vita dell’unico uomo nato in un campo di prigionia in Corea del Nord che sia riuscito a scappare. La sua colpa per una punizione che inizia con il concepimento e finisce con la morte? Uno zio fuggito in Corea del Sud. In questo paese blindatissimo, una colpa come questa viene punita per tre generazioni. Shin non ha altra prospettiva se non nascere, vivere e morire senza avere alcuna conoscenza del mondo esterno, come l’esistenza del denaro o delle automobili, né alcuna cognizione non solo del governo del suo paese ma anche di dove questo si trovi, di come sia fatto, della sua morfologia o delle sue città.

Questo libro è caratterizzato da un doppio racconto, Il primo è quello di Shin che, attraverso tanti ricordi, disegna il percorso della sua non-vita, della sua incredibile avventura e delle emozioni che si intrecciano e si scontrano nella sua memoria, spesso distorte ma anche trattenute, o modificate, non è dato sapere. L’altro racconto è quello del giornalista che ha raccolto la storia di Shin, che ne ha confrontato le diverse versioni in momenti diversi e le ha raffrontate con molte altre fonti per assicurarsi della loro veridicità. Quest’analisi dall’estero è molto interessante, perché ben delinea il contesto storico e culturale dell’epoca, il mutamento delle relazioni politiche tra la Corea del Nord e i vicini Corea del Sud e Cina, che hanno un’influenza diretta sulle possibilità di fuga dal paese. Proprio per questo motivo il libro è un intreccio tra una storia vera e un saggio sulle vicende storico-culturali della Corea del Nord.

In Corea del Sud esistono centri di accoglienza in cui a chi è riuscito a fuggire viene insegnato a gestire il denaro, aprire un conto in banca, fare acquisti, prendere decisioni sulla propria vita. Lo shock culturale è tale che per moltissimi il futuro è fatto di depressione, incapacità ad adattarsi, di fidarsi e soprattutto di sopravvivere in un mondo in cui le scelte personali guidano la quotidianità. La vita-dopo, quella che inizia con la fuga dalla Corea del Nord, meriterebbe un intero libro a sé.
Se vi siete mai domandati come sia stato possibile che nessuno sia intervenuto per bloccare il genocidio degli ebrei attraverso i campi di concentramento, sarà ancora più arduo capire perché nessuno intervenga qui, con campi di prigionia che si estendono in una zona perfettamente visibile anche su Google Maps poiché grande quanto la città di Los Angeles. Difficile capirlo, o forse troppo facile.

Fuga dal campo 14 – Blaine Harden .- Codice Edizioni

Approfondimenti

Se vi interessa questa storia, vi consiglio di guardare il video con l’intervista a Shin e immagini satellitari del campo in cui è rimasto prigioniero per 23 anni.

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