Luoghi e persone

Un viaggio intorno al mondo senza spostarsi: il museo Klimahaus di Bremerhaven

27 Maggio 2015

Foto tratta dal sito www.klimahaus-bremerhaven.de

Alla fine di aprile siamo stati a Bremerhaven, nel nord della Germania, per partecipare a un meeting del progetto europeo NanoBAK2 (del progetto avevamo già parlato qui ; invece qui il sito internet dedicato).

Tra una riunione e l’altra c’è stato il tempo per una veloce visita al museo Klimahaus di Bremerhaven . Devo essere sincera, non mi aspettavo di trovare molte attrattive in una città portuale della Germania del nord e invece questo museo, situato in un edificio decisamente avveniristico, è stato una bellissima sorpresa! Klimahaus è un museo interamente dedicato al clima: ai diversi climi presenti sul nostro pianeta, alla storia climatica della Terra e ai cambiamenti climatici.

Il museo è perfetto per i bambini e ricco di elementi interattivi pensati per loro, ma è decisamente godibile anche per gli adulti. Il percorso espositivo del museo è molto ricco, ed è suddiviso in tre sezioni: “The Journey” (il viaggio), “Perspectives” (prospettive) e “Opportunities” (opportunità). Purtroppo ho avuto il tempo di visitare solo la sezione “The Journey”, che già da sola richiederebbe qualche ora per essere apprezzata appieno, ma da quello che ho visto posso immaginare che anche le altre due sezioni espositive siano altrettanto valide e interessanti.

All’interno del percorso espositivo “The Journey”, si è trasportati in un viaggio intorno al mondo da nord a sud e poi di nuovo a nord. Il viaggio parte proprio da Bremerhaven e conduce il visitatore attorno al mondo in 8 tappe, tutte localizzate sull’8° meridiano, attraversando climi diversissimi tra loro. La prima tappa è la Svizzera, poi vengono la Sardegna, il Niger, il Cameron, l’Antartide (!), le isole Samoa, l’Alaska e infine si torna di nuovo in Germania. Inizialmente mi aspettavo delle foto, al massimo dei video o degli oggetti in delle teche, invece il museo è interattivo e sorprendente, con ricostruzioni (a volte surreali) dei climi e dei paesaggi che si attraversano. Per esempio, appena entrati nell’esposizione ci si para davanti una parate ricoperta di erba finta, con una mucca appesa, e per entrare nella stanza successiva si passa di fianco a un piccolo ghiacciaio (di ghiaccio vero!) per poi trovarsi, nella stanza seguente, a diventare piccolissimi, e ad essere circondati da fili d’erba alti quanto la stanza.


Arrivati in Niger il pavimento si fa di sabbia, in Cameron si può camminare su un ponte di corde sopra a un fiume pieno di pesci (vivi), e alle Samoa si scende una scala che si immerge nell’Oceano, per farci vedere i pesci della barriera corallina.

 Altra particolarità del museo è che la temperatura cambia da una stanza all’altra; dal caldo secco del deserto si passa al freddo dell’Antartide, (dove si può attraversare una stanza piena di ghiaccio) o al caldo umido delle Samoa. Un altro aspetto che mi ha molto colpita è il fatto che, ad ogni tappa, si cerca di far entrare il visitatore nella vita di una famiglia del luogo, attraverso video, interviste e fotografie, e di esplorare quale sia il rapporto delle persone con il clima in cui vivono, le particolarità e le problematiche che incontrano nella loro vita quotidiana, anche a causa dei cambiamenti climatici.

Vorrei lasciarvi con questa bella frase di T.S. Eliot, riportata all’interno del museo:
We shall not cease from exploration, and the end of all our exploring will be to arrive where we started and know the place for the first time . (Non dovremmo smettere di esplorare, e la fine di tutto il nostro viaggiare sarà arrivare al punto di partenza e conoscerlo per la prima volta).

Post e foto di Silvia Fontana

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