Luoghi e persone

Perché gli olandesi hanno così tante piste ciclabili

21 Aprile 2015

Mi è stato regalato un libro sulla mobilità degli olandesi, sicuramente un libro particolare, che probabilmente io non avrei mai comprato. E’ un volume di fotografie con didascalia. Quella che ha ispirato questo post è datata 31 ottobre 1972  e ritrae una dimostrazione ad Amsterdam: un gruppo di persone blocca il traffico ad un incrocio particolarmente pericoloso.

E’ molto interessante capire come si sviluppa un certo modo di vivere, una tradizione, un’usanza. Si può trattare di leggi o normative a cui una o più generazioni devono adeguarsi, e che lasciano il segno; possono essere motivazioni politiche, o eventi che determinano in qualche modo una svolta.

Perché allora l’Olanda ha il maggior numero di ciclisti al mondo ed è considerato il paese più sicuro in cui andare in bicicletta? Infinite piste con sottopassaggi e ponti , che rendono l’intera infrastruttura per la mobilità ciclabile completa ed efficiente, sono state un’evoluzione naturale o un percorso ad ostacoli?

Questo video spiega in modo chiaro come si è arrivati alla situazione attuale. Vi consiglio di guardarlo, di seguito comunque ne riporto la storia.

Prima della Seconda guerra mondiale in Olanda già esistevano delle piste ciclabili, ma erano estremamente limitate e anche poco utili, visto il  numero molto esiguo di mezzi a motore. La situazione cambia completamente nel secondo dopoguerra, quando  il paese conosce una crescita economica esponenziale, tanto che tra il 1948 e il 1960 il reddito medio cresce del 44% (e addirittura del 222% tra il 1948 e il 1970). La nazione va ricostruita e tutte le infrastrutture per accogliere la modernità, compreso un numero sempre crescente di auto, create dal nulla. I piani regolatori fanno spazio alle arterie stradali, per la realizzazione delle quali vengono demoliti palazzi e addirittura eliminate le piste ciclabili preesistenti.

L’utilizzo della bicicletta viene marginalizzato e l’auto domina la nuova mobilità del paese. Non solo ciò comporta il calo nell’uso della bicicletta del 6% l’anno, ma le conseguenze di questa concezione della mobilità sono drammatiche: nel solo 1971 muoiono sulla strada 3300 ciclisti, di cui oltre 400 bambini sotto i 12 anni.

Questa scia di morti provoca un’enorme mobilitazione popolare, il cui slogan è “Fermate l’assassinio di bambini”, cui si riferisce anche la foto del mio libro. Di seguito alcune foto di quel periodo passate alla storia.

Molto famosa è anche la foto dei dimostranti che fermano il primo ministro Joop den Uyl e consorte davanti a casa per consegnare loro il 45 giri dal titolo “Giocare per strada: pena di morte”. Questo approccio “da genitori a genitori” viene considerato l’aspetto vincente di questa campagna, nella quale ogni persona con potere decisionale viene toccata e coinvolta in quanto cittadino, tutore, genitore, prima che per il ruolo pubblico che ricopre.

La situazione politica internazionale, con la crisi petrolifera del 1973 e le conseguenti misure prese dal governo, come le domeniche senza auto, rappresentano una concreta possibilità di ripensare la mobilità, offrendo un’occasione di cambiamento. Chiaramnete la mobilitazione pubblica è stata fondamentale, perché la crisi ha colpito tutta l’Europa, ma altri paesi non ne hanno tratto lo stesso insegnamento.

E’ in questo periodo che i primi centri cittadini vengono chiusi al traffico. La mobilitazione continua a crescere, tanto che nella metà degli anni ’70 si cominciano a sperimentare i primi percorsi ciclopedonali sicuri nelle città di L’Aia e Tilburg. Solo questo basta a far aumentare l’uso della bicicletta del 75% a Tilburg, mentre a L’Aia passa dal 30% al 60%.

La decisione di rifiutare uno sviluppo urbanistico autocentrico è l’inizio di un’altra storia, vincente, che ha permesso di ottenere benefici nel lungo periodo.

Utili informazioni sullo sviluppo della mobilità in Olanda successivamente agli anni ’70 si possono trovare anche nel libro “La città dei bambini” di Francesco Tonucci. Ne abbiamo accennato anche qui .

Diamo i numeri

Ecco allora un po’ di cifre che offrono una panoramica del mondo della bicicletta in Olanda (fonte www.fietsersbond.nl ) :

  • ogni olandese percorre mediamente 878 km in bicicletta ogni anno;
  • 1/4 di tutti gli spostamenti e 1/3 degli spostamenti fino a 7,5 km viene fatto in bicicletta;
  • gli olandesi percorrono mediamente 15 miliardi di km in bicicletta ogni anno;
  • l’84% degli olandesi possiede una bicicletta e le donne la usano più degli uomini;
  • la bicicletta si usa soprattutto per fare la spesa o shopping (22%), per andare a scuola (18%), per andare al lavoro (16), a scopo ricreativo (14%);
  • in città in media il ciclista ha una velocità del 5% maggiore rispetto all’automobilita, percentuale che arriva al 10% nelle città con oltre 100.000 abitanti;
  • in tutto il paese ci sono 18 milioni di biciclette;
  • nel 2009 sono state rubate 897.000 biciclette;
  • nei Paesi Bassi ci sono circa 35.000 km di piste ciclabili ( fonte: Fietsersbond Routeplanner);
  • in Olanda si spedono annualmente oltre 400 milioni di euro in infrastrutture ciclabili, a cui vanno aggiunti 200 milioni di euro per le nuove lottizzazioni e la riqualificazione urbana.

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