Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro e infinite distese innevate

16 Gennaio 2015

Ho comprato questo libro a Bredevoort, paese del libro in Olanda di cui ho parlato qui . L’ho acquistato in questo negozio di libri usati.

Ha aspettato pazientemente per molti mesi, l’ho preso più volte e rimesso al suo posto. Anche quest’estate, alla ricerca di un libro da leggere, benché non sia stata una stagione particolarmente soleggiata, semplicemente non era il momento giusto. Durante il periodo natalizio, invece, finalmente si è fatto scegliere e ho iniziato a leggerlo, per venirne presto rapita.

La storia è ambientata in Canada nel 1867, ed inizia nello sperduto villaggio di Dove River, dove la vita è quella tipica di una piccola comunità di pionieri, una comunità di frontiera con i suoi ritmi semplici e la natura che domina i cicli della vita. La normalità è spezzata dalla drammatica uccisione di un uomo e dalla scomparsa di un ragazzo che lo conosceva. Nella disperata ricerca del figlio e della verità, la madre del ragazzo parte seguendone le tracce, addentrandosi negli immensi spazi ghiacciati del Nord America. La storia dell’omicidio e la ricerca del colpevole, però, non sono tanto l’elemento principale di questa storia, quanto il filo conduttore che collega tra loro storie parallele di molte altre persone. Protagonista rimane comunque il paesaggio senza fine che l’autrice, in una bellissima descrizione, paragona all’oceano tanto sconfinato da non regalare alcun punto di riferimento.

Il libro ha vinto il Costa Award, maggior premio letterario inglese.

Ci siamo immersi nel paesaggio nevoso e siamo stati colpiti dalla bellezza della scrittura e dalla narrazione. È una storia d’amore e di tensione. Impossibile riuscire a staccarsene…

La giuria del Costa Award

Questo è il libro d’esordio di Stef Penney, regista inglese. Inglese, ecco cosa mi ha colpito della sua descrizione. Avrei pensato che descrizioni così precise e vivide venissero da un scrittore nordamericano. Poi sono andata a cercare qualche informazione in più e in questo articolo di The Guardian ho scoperto che la Penny non solo non è mai stata in Canada, ma soffre addirittura di agorafobia, la paura degli spazi aperti. E’ bella l’interpretazione che ne fa il giornalista del quotidiano inglese. Come può, una scrittrice che vive di preferenza negli spazi chiusi e che ha studiato il Canada e la sua storia in biblioteca, descrivere con tale minuzia non solo il paesaggio, le sfumature della neve, le tracce umane che si trasformano con il passare dei giorni, ma anche le emozioni e le ‘sensazioni che tutto ciò evoca? Forse è proprio l’agorafobia che l’aiuta a vivere con grande intensità le immagini evocate e a descrivere con precisione i dettagli che rappresentano per lei una profonda paura.

Bello in ogni periodo dell’anno, ma sicuramente ancora più adatto ad accompagnare queste fredde e brevi giornate invernali.

Buon fine settimana.

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