Life Cycle Thinking

LCA Food 2014

16 Ottobre 2014

Leo Breedveld ha partecipato la scorsa settimana alla 9° edizione di LCA Food , conferenza internazionale sulla Life Cycle Assessment nell’ambito del settore alimentare, che quest’anno si è tenuta per la prima volta fuori Europa, a San Francisco.

Quattro domande per sapere un po’ di più su LCA Food 2014.

Quali sono state le tue impressioni sulla conferenza?

L’evento è stato ricco di presentazioni su argomenti molto diversi, anche nuovi.

Ci sono state oltre 100 presentazioni e circa 180 poster. Ottimo il processo di revisione dei paper presentati, il che ha garantito la presenza di molto materiale di qualità sulla LCA nell’ambito del settore alimentare. A mio parere le sessioni plenarie sono state invece un po’ troppo prevedibili, troppo generiche per un evento scientifico di questo livello, togliendo purtroppo tempo prezioso a discussioni più approfondite. E’ stata inltre una bellissima opportunità per incontrare alcuni tra i maggiori esperti del settore, quali ad esempio Bo Weidema (ecoinvent Chief Scientist, Aalborg University), Jeroen Guinée (CML) e Roland Clift (University of Surrey).

Quali sono state le novità più interessanti presentate a questa conferenza?

La novità più interessante è stato il passaggio dalla valutazione dell’impatto dei singoli prodotti alimentari a quella dell’impatto nell’ambito di una dieta completa.

In genere, quando si effettua la LCA dei prodotti alimentari, si considerano le fasi “from cradle to gate”, poiché la fase d’uso può variare molto nei casi specifici. Ora, invece, con questo nuovo approccio più olistico, vengono considerate anche le fasi d’uso e smaltimento e lo spreco di cibo. Questo permette di confrontare diete diverse: c’è stato l’esempio della dieta nordica, di quella mediterranea, poi di quella di solo pesce, la vegetariana, la vegana ed altre, ma anche diete di paesi e regioni diversi. Non sorprende che le diete vegetariana e vegana abbiano un impatto minore rispetto alle altre a causa dell’elevato impatto della carne e dei suoi derivati.

Ci parli del poster che hai presentato?

Ho presentato tre poster, uno come autore e due come coautore. Il primo riguardava la LCA di un burger vegetale imballato in una nuova bioplastica, il PBS. Questo studio è stato svolto nell’ambito del progetto europeo Succipack , che ha come obiettivo lo sviluppo tecnologico di questo nuovo materiale nel settore alimentare.

Tra i vari interventi, c’è stato un messaggio che ti è rimasto impresso?

Mi è piaciuta molto la conclusione di Roland Clift a chiusura dei lavori. Secondo lui è importante tenere sempre presenti tre aspetti: in primo luogo bisogna sempre chiedersi come chiarire e rendere semplici e comprensibili ai più i concetti complessi della LCA; in secondo luogo, non si dovrebbe mai perdere di vista la visione olistica della LCA, l’approccio di sistema. Infine, la sostenibilità comporta dei limiti, ed è necessario saper convivere con essi.

 

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