Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro e il paese più impenetrabile

1 Febbraio 2014

Sono una delle tante persone affascinate da quello che è forse il paese più isolato al mondo, la Corea del Nord. L’aspetto più interessante di questo paese per me sono sicuramente le persone, le loro vite e, ancor più, i loro pensieri. Come se fosse semplice.

Quando ho visto il libro, l’ho sfogliato per cercare di capire se fosse solo opera di pura fantasia e come l’autore si fosse preparato a scrivere questo malloppone di quasi 600 pagine. Nel libro c’è un’intervista allo scrittore, che risponde proprio a questa domanda. Il suo lavoro è frutto di anni di ricerche: ha visitato il paese, ha letto tutto ciò che ha trovato, si è documentato consultando libri e articoli di giornale e anche storie di qualche persona che è riuscita a lasciare la Corea del Nord, ha studiato la storia del paese, ma con le persone che vivono lì non ha mai parlato. In questa romanzo vengono ripresi molti fatti di cronaca, adattati al contesto del racconto, ma le storie intime, personali, sono chiaramente frutto di un’elaborazione dell’autore.

Negli USA questo libro ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer nel 2013, con questa motivazione:

“an exquisitely crafted novel that carries the reader on an adventuresome journey into the depths of totalitarian North Korea and into the most intimate spaces of the human heart.”

Ricordo un’intervista ad una scrittrice inglese, diversi anni fa, la quale spiegava che il suo libro era stato ridotto per il mercato italiano perché i lettori del nostro paese non amano i libri troppo corposi. Non so se questo faccia eccezione. Io l’ho letto a piccoli morsi per mancanza di tempo, quindi ogni tanto riprendendolo ho faticato un po’, ma la storia è decisamente affascinante. Come sempre, raccontare di un gruppo di persone, di un evento, di un popolo, risulta più efficace attraverso la storia di una sola persona, perché ne esce più umana, intima. La Persona di questo libro è Pak Jun Do, figlio di una cantante lirica portata a Pyonyang come gioiellino da esibire. Il padre è il direttore di un orfanotrofio i cui ospiti vivono di niente e con niente, “adottati” non da persone, ma da fabbriche che li sfruttano, quando va bene. Pak Jun Do sa di essere amato dal padre perché con lui è severissimo e lo picchia, e questo non può che essere un segno di affetto. Questo è solo l’inizio di un universo che si svela al lettore, confermando anche la veridicità di quelle che credevo essere solo leggende metropolitane, come le spedizioni sulle coste giapponesi per rapire civili del Sol Levante. Tra tutte le cose spaventose della vita quotidiana raccontate nel libro, ancora più della totale dedizione ad un leader che viene prima anche di se stessi, la più terribile mi è sembrata la diffidenza tra persone della stessa famiglia, genitori e figli, per la paura di possibili tradimenti.

La più sorprendente, invece, ancor più della possibilità di redenzione, la capacità dell’uomo di adattarsi ai più incredibili destini e conservare, nascosta da qualche parte, la propria autenticità.

Dopo aver scritto questo post, e per caso, ho letto di un documentario, “Secret state of North Korea”, trasmesso negli Stati Uniti proprio un paio di settimane fa. Sembra che in Corea del Nord ci sia un movimento di resistenza il cui obiettivo è far uscire illegalmente filmati e foto della vita nel paese. Mi piacerebbe molto poterlo vedere ma, paradossalmente, la visione di questo documentario che parla di un paese inaccessibile, è accessibile solo ai residenti negli USA.

In questo video , girato clandestinamente proprio nella Corea del Nord, si può vedere anche il giornalista Jiro Ishimaru, di Asia Press, che prepara giornalisti nordcoreani disposti ad operare in Corea del Nord e a far uscire informazioni sul paese. Il risultato di questo lavoro è la rivista Rimjin-gang , in inglese.

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