Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro

1 dicembre 2013

Questo è un libro diverso da tutti gli altri che ho letto, chissà che non dia il via ad un nuovo genere, quello dell’avventura ecologica.

Il mondo è molto diverso da quello che conosciamo ora. Torri di centinaia di piani collegate da gallerie, la gente dentro e fuori il fumo. Un ragazzino vive da solo in un appartamento grandissimo in una di queste torri, la madre lavora ad !industry , è sempre impegnata, ma ogni lunedì sera arriva una persona a recapitare una grande quantità di cibo.

“Dunque, la società di mia madre si chiama !undustry. E ha il miglior sistema sanitario della città. In cima alla torre !ndustry ci sono dieci piani di ospedale, dove lavorano i migliori medici. Quando si hanno tremila fabbriche in tutto il pianeta e si controlla la metà del mercato dei carburanti, si può anche permettersi di avere un intero ospedale per curare i propri malanni. Si costringono tutti gli altri a tossire per l’eternità, ma non si vuole certo correre il rischio di prendere il raffreddore, no?”

Il ragazzino vede Celeste, e nonostante abbia promesso di non innamorarsi più, questa ragazza brevemente apparsa nella sua vita e poi scomparsa diventa il suo scopo. La ricerca è solo l’inizio di una corsa. Celeste è malata. In principio è solo una macchiolina sulla fronte, ma la scoperta della sua condizione ha un impatto più grande di quanto chiunque possa immaginare. La fuga rappresenta l’unica via di salvezza, non solo per lei e il ragazzo, per il mondo intero.

La storia è ambientata nel futuro, non si sa quanto lontano, in una grande città di chissà quale paese, le descrizioni non sono dettagliate, eppure ciò non rappresenta una pecca perché l’atmosfera è vivida e soprattutto l’idea è tanto originale da far dimenticare qualsiasi possibile intento moralista.

Non me ne sono accorta subito, ma a libro concluso un passo del libro, e aspetto cruciale di tutta la storia, mi ha fatto pensare, perché credo che sia anche l’unica pecca della trama.

Mi sono avvicinato alla locandina. C’era un sottotitolo, sotto la macchia.

AMAZZONIA. L’ADDIO.

Ho ispirato profondamente. Avevo già visto quell’immagine. L’ultimo ettaro di foresta amazzonica. Non molto più grande di un boschetto. Se a si guardava dal cielo, non restava altro che quel cuore smangiato. Le autorità avevano recintato con filo di ferro quell’ultimissimo angolo di foresta.Il musicista, parlando alla mia schiena, ha commentato:

-La cosa peggiore è che se fosse una persona un modo per salvarla si troverebbe.

Ecco qui. Siamo sicuri che se fosse una persona un modo per salvarla si troverebbe?

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