Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro facile e piacevole da leggere in due ore

24 Maggio 2013

In copertina:

“Dedicato a tutti quelli che hanno ancora voglia di essere diversi e di combattere contro quelli che ci vogliono uguali”

Il titolo, Se mi chiami mollo tutto…però chiamami, è accattivante, la dedica in copertina è intrigante, e poi leggi anche che è già stato venduto un milione di copie. Ci sarà un motivo. E’ ottimo marketing, sicuramente, ma non ci facciamo, nel bene e nel male, un po’ tutti condizionare dalla comunicazione? L’ho letto in non più di due ore. Io sono poco sensibile ai libri motivazionali e di crescita personale. Ne ho letti in passato, senza grande entusiasmo, ora li evito con cura. Per fortuna non sono (quasi) mai drastica nelle mie scelte, così questo l’ho scelto e l’ho letto, complice questa azzeccata comunicazione che lo promuove.

E’ una storia fatta di tante piccole storie. Ogni racconto è un flashback nella vita del protagonista, un quarantenne abbandonato dalla compagna, che per professione cerca bambini scomparsi. Perché è stato abbandonato e perché fa questo lavoro lo scopriamo piano piano attraverso queste brevi storie che si sviluppano in tempi diversi e che corrispondono ai momenti cruciali della sua vita. In genere non amo molto questi spostamenti temporali continui perché confondono, ma qui è impossibile perdersi. E’ un caso letterario, ma non aspettatevi alta letteratura, né risposte ai vostri problemi esistenziali. Preso per quello che è, un libro facile e piacevole da leggere in due ore, rappresenta una lettura migliore di molte altre. Ma non aspettatevi di più.

Scelgo questi brevi brani:

“Fermare il mondo significa che decidi consapevolmente di allontanartene per migliorare te stesso e per migliorare lui. Per poter procedere meglio e per far procedere meglio lui.

“In quei momenti devi fare in modo che niente e nessuno ti disturbi.

“Devi nutrirti di ottima letteratura, buon cinema e, soprattutto, parlare con l’unica persona al mondo che tu ammiri.

Mi piace l’idea di allontanarsi per migliorarsi, che è un bel modo per dire “staccare la spina”. Nutrirsi di ottima letteratura, sempre, tutta la vita (anche se poi ti domandi perché stai leggendo questo libro, forse bisognerebbe dirlo all’autore che è una contraddizione), il buon cinema va anche bene. Il terzo punto non mi pare necessario,  però mi piace l’uso della parola “ammirare”. Le persone a cui si guarda con ammirazione non possono mai essere tante, è una parola da usare con il contagocce. Non credo che ce ne possa essere una sola, ma si tratta comunque sempre di rarità.

“Chi sono?” gli domandai.

“Le mie perle” rispose lui con un sorriso. “Ne cercavo dodici ogni anno. Dodici sconosciuti che incrociassero la mia strada e mi emozionassero, lasciando nel mio mondo un’impronta così significativa da far virare il mio sé”.

Sono quelle che io chiamo  deviazioni , sono gli incontri “casuali” o intrusi , vere manne nella vita regolare di tutti i giorni. Li adoro. Li cerco. Ma imporsi di trovarne un certo numero ogni anno mi lascia perplessa. Accogli quelli che vengono, ti metti nella condizione di deviare e rimani aperto alle intrusioni, ma gli obiettivi di performance proprio no.

Buon fine settimana.

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