Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro

15 Febbraio 2013

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry in questo periodo è di moda, e anche io l’ho letto. Non entro molto in libreria ultimamente, non in certe librerie, perché ci sono le mode anche nell’editoria, e tutte queste storie d’amore in tutte le salse, e le copertine vere e proprie opere di gioielleria che mi fanno l’occhiolino ogni volta che mi giro le trovo insopportabili. Quasi ogni libro “di moda” che ho letto ultimamente me ne ha ricordato un altro, facendomi pensare che non fosse del tutto originale.

Questo è un libro che si può leggere in un fine settimana, è carino, c’è il colpo di scena, magari scende anche la lacrimuccia, però… E’ bella l’idea di questo signore dalla vita piatta e spenta, pensionato, che, uscito per andare ad imbucare una lettera per una vecchia amica che gli ha annunciato di non avere più molto da vivere, invece di imbucare e tornare indietro decide di proseguire, e recapitare la lettera di persona, percorrendo così 600 miglia. Pensavo che sarebbe stato il viaggio della svolta, di quelli che ti fanno pensare che non è mai troppo tardi, e che dopo che li hai letti magari non partirai per la meta che hai sempre sognato, ma almeno ti deciderai a riordinare le bollette di casa, o sistemare le foto che sono nello scatolone da anni, qualcosa insomma. Ho smesso di leggere libri così da tempo, perché so che con me non funzionano. Io questi libri di “motivazione” li leggo, mi piacciono magari anche, ma ne esco immune. Ma per Harold Fry avevo una speranza diversa, quella degli incontri. Questo sì che è il mio punto debole: gli incontri. Meglio ancora se fortuiti, non programmati, quelli che ti capitano e ti possono cambiare il destino ma anche solo ravvivare la giornata, farti pensare a qualcosa, riportare alla mente un ricordo o darti un’idea. E all’inizio infatti è stato così, e mi è piaciuto leggere delle persone che Harold incontrava, fino a quando sono diventate così tante da spiazzarmi, e allora la massa di pellegrini mi è sembrata la massa di persone adoranti che campeggiavano davanti alla casa della signora che è stata a letto per un anno . Un altro libro, due storie simili. Due persone che iniziano un percorso personale e non hanno alcun altro interesse se non questo, poi altri si appropriano del loro cammino e ne fanno ciò che vogliono. Cosa devo dire? Succede, ma è una storia un po’ diversa da ciò che avrei sperato. Non che inizi un libro sperando che vada come voglio io, ma mi può semplicemente sorprendere in negativo o in positivo. Ci sono spunti interessanti, la lettura è per lo più piacevole, ma non rimarrà tra i migliori libri che ho letto.

Le citazioni da ricordare:

He knew he was going to reach Berwick, and that all he had to do was to place one foot in front of the other. The simplicity of it was joyful.

“Just a question of putting one foot in front of the other. But it never ceases to amaze me how difficult the things that are supposed to be istinctive really are.”

The hiking man continued talking. It occurred to Harold that he was one of those people who didn’t require other people in order to have a conversation.

So why was it that a truth that could make her smile once, and rest her head on his shoulder, would years later become the source of such resentment and fury?

The inhuman effort it took sometimes to be normal, and a part of things that appeared both easy and everyday. The loneliness of that.

“…But maybe it’s what the world needs. A little less  sense, and a little more faith.”

It was as much of a gift to receive as it was to give, requiring as it did both courage and humility.

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