Luoghi e persone

Il cannocchiale della sostenibilità

5 Febbraio 2013

« Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni » World Commission on Environment and Development , 1987

Questa frase mi piace perchè guarda avanti senza dimenticare il presente.

Lo sviluppo sostenibile non può essere miope o presbite, deve saper risolvere le sfide attuali senza far rinunciare al futuro.

Girovagando per Casa Clima 2013, a Bolzano, qualche gorno fa mi sono chiesta se quello che vedevo, toccavo e sentivo rispettava quella frase di 25 anni fa, per allora rivoluzionaria. Devo dire che dopo tanto tempo non tutti hanno ancora capito l’importanza di intendere la sostenibilità nell’ottica della World Commission on Environment and Development; c apita ancora che l’unica parola associata alla sostenibilità sia risparmio economico, forse anche perchè solo questo tasto convince davvero il consumatore.

Visitando la fiera ho avuto alcune sorprese, un ottimo spunto di riflessione, ad esempio, è stato per me lo stand in cui veniva proposto ai visitatori di suggerire ad una disegnatrice un’immagine che illustrasse l’affidabilità.

Sostenibilità e/è affidabilità

binomio che fa davvero riflettere e su cui abbiamo già scritto qualcosa qui . Le immagini che sono state proposte sono tra le più disparate, una fune con un moschettone, un papà che insegna al suo bimo ad andare in bicicletta, mani che si stringono..

Diversi stand e presentazioni di sistemi costruttivi in legno o comunque a secco (che non utilizzano leganti, come malta o cemento) parlavano di sostenibilità ambientale e sismicità enfatizzando come questi sistemi permettano di ottenere buone prestazioni analizzando l’edificio da diversi punti di vista: eco-compatibilità, comfort termico e acustico, resistenza al fuoco, buone prestazioni nelle prove sismiche.

Ho apprezzato la volontà di coniugare l’eco-compatibilità con altre caratteristiche. Credo infatti che un prodotto o un servizio non possa realizzare nella sostenibilità il suo unico valore, ma debba piuttosto essere utile, funzionale, sicuro, bello, avere un giusto prezzo (..) ed inoltre essere sostenibile.

Continuando la visita ho avuto modo di parlare con alcune aziende delle percentuali di materiale ricilato presenti nei loro prodotti e della difficoltà in Italia di recuperare i detriti edili da demolizione per trasformarli nuovamente in materiale da costruzione. Il problema principale è la suddivisione dei materiali, perchè è laboriosa e costosa.

Un’azienda mi ha detto di aver iniziato ad utilizzare non solo gli scarti delle proprie lavorazioni, ma anche quelli creati in fase di applicazione del prodotto, che vengono riconsegnati da operai e artigiani nei centri dove il prodotto viene venduto. La percentuale di materiale recuperato in fase di applicazione è una percentuale molto bassa, ma l’avvio di questo processo significa il coinvolgimento di maestranze e venditori, oltre che di tuti i dipendenti dell’azienda stessa … trovo sia un buon inizio.

Un’altro aspetto che mi ha colpito sono state le proposte di esperienze a 360°, come un percorso che chiedeva di riconscere i materiali utilizzando i 5 sensi o una mostra in cui si potevano vedere e toccare alcuni errori costruttivi.

Mi piace pensare che queste non siano solo “idee da fiera” ma il simbolo di una proposta diversa da avanzare nell’ambito della sostenibilità e della sua comunicazione, fatta di approfondimento, formazione, impegno, trasparenza ed entusiasmo.

Post e foto di Valentina Trevisanato

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