Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro e piccole cose

5 Ottobre 2012

Pochi ne sono a conoscenza: chi ha scritto e illustrato questo libro, ovviamente, e chi l’ha letto, forse pochissimi altri. Nella nostra fretta quotidiana non ce ne siamo forse mai accorti, ma provate ora a prestarci un po’ di attenzione, e vedrete che è proprio così. Gli ombrelli non sono oggetti, sono animali zittiti e immobilizzati da una malinconia o una rabbia antiche.

Riferendomi a questa illustre fonte, ” l’ombrello appartiene alla famiglia del pipistrello. Ce lo conferma una certa assonanza di suoni ancor prima che alcune precise caratteristiche fisiche comuni. Le ali palmate, per esempio, con pelle lucida e impermeabile, il muso stretto e appuntito, la tendenza a dormire rovesciato e avvolto nelle predette ali”. 

Visto? Non c’è ombra di dubbio. Questo bellissimo libro (non  per niente è edito da Orecchio acerbo) racconta la storia delle origini di questo animale, negli altipiani del Vuenàl che, per chi non lo sapesse, si trova a nord di Foiboi, nelle montagne del Karanuje. Gli ombrelli in passato vivevano in gruppo e avevano una caratteristica che li distingueva da tutti gli altri animali: una voce meravigliosa. Gli ombrelli cantavano, e a loro niente piaceva di più che cantare. Perché hanno smesso? Dovrete leggere il libro. Spinta da una forte curiosità, la notte scorsa ho sciolto i laccetti di alcuni ombrelli che ho a casa, e di nascosto li ho ascoltati. Credo di aver sentito qualcosa. Provate anche voi.

Alla luce di questa scoperta, non so più come guardare alla bellissima borsa regalatami da un’amica.

Credevo di essere in possesso di un ottimo esempio di riciclo creativo, ma ahimé si tratta in realtà di una borsa di pelle di ombrello.

Non sono impazzita, ma questo libro così surreale rappresenta bene ciò che cerco in una storia illustrata: creatività senza confini, arguzia, giochi di parole, immagini che raccontano emozioni e non solo fatti. E poi le piccole cose. Questa storia nasce da un oggetto e qualche dettaglio. Ho già parlato dei dettagli. Amo i dettagli e le piccole cose, perché la vita è fatta di queste più che di bei grandi eventi (benvenuti anche quelli, sia chiaro).

La zampa dell’ombrello, di Alice Umana / Illustrazioni di Agostino Iacurci, orecchio acerbo

Mai smettere di meravigliarsi di fronte alle piccole cose, e di gioirne.

Come questa formica che ha trascinato questa forficola (noi da piccoli la chiamavamo forbice) per parecchi metri.

O questa melagrana mangiata dalle vespe; dentro non è rimasto assolutamente niente.

Mi è comunque sembrata una spartizione equa. Un po’ di melagrane alle vespe, il resto a noi.

Buon fine settimana.

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