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Incontri

6 Ottobre 2012

Qualche settimana fa, nei giorni in cui si teneva la Terza Conferenza Internazionale della Decrescita, sono stata all’incontro titolato “Immaginazione e spiritualità, per una conversione ecologica della società” organizzato come evento parallelo nella Basilica dei Frari.

Decolonizzare l’immaginario, è da tempo l’invito che Serge Latouche rivolge alla società; decolonizzare l’immaginario significa liberare le nostre menti, colonizzate dall’idolatria della crescita a tutti i costi, e de-economizzarle. Perché, ricorda Latouche, se come diceva Weber, la modernità è stato “il disincanto del mondo” allora è tempo di tornare ad essere incantati, di riscoprire la sacralità della natura, di tornare a meravigliarci e a stupirci. L’azione pratica da cui può iniziare la decolonizzazione, secondo Latouche,  è quella di buttare via il televisore, primo strumento di colonizzazione del nostro immaginario, ed iniziare così un “tecno-digiuno”.

Ho trovato interessanti anche gli spunti di Alex Zanotelli, che ha sottolineato l’importanza dell’UBUNTU, parola africana, o piuttosto filosofia, che si può tradurre con “Io sono perché noi siamo” per ribadire la necessità di un’umanità che sappia affrontare, unita nelle differenze, le sfide che il futuro prossimo ci offre.

Un invito che mi accompagna da quella sera, è anche quello del pastore valdese Elisabetta Ribet , cioè quello di riappropriarci di ciò che ci spetta, come il tempo, la convivialità, i desideri, la felicità.

È stata una serata davvero molto ricca, di cui potete trovare un riassunto puntuale anche sul sito della Conferenza , dove sono disponibili anche i video delle assemblee plenarie.

Un altro episodio che mi ha fatto riflettere è stato l’incontro con Astorflex, all’interno della fiera Altro Futuro. Ero lì per acquistare un paio di scarpe, rosse, felice di comprare un prodotto di cui condividevo la filosofia di produzione, quando mi è stato consigliato di non acquistarle…proprio dal produttore, che mi ha, invece, proposto di riparare le vecchie scarpe acquistate qualche anno fa o spedendogliele o facendo io stessa la sostituzione della suola guardando il video disponibile sul loro sito !

Un’ultima piccola notizia, tra le calzature vendute da Astorflex c’è anche un paio di sandali, il cui concetto di base è quello che vi avevamo raccontato già qui , pensato dai ragazzi di una classe in cui abbiamo fatto un laboratorio sulla LCA: scarpe componibili che permettono con una sola suola di avere più tomaie.

Durante la conferenza si è parlato anche di speranza ed io penso anche questi piccoli incontri la alimentino.

Post di Valentina Trevisanato.

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