Esperienze ed impressioni

Venerdì, un libro e pensieri di vita

2 Agosto 2012

Ho finito di leggere tutti i libri acquistati in Francia . Questo, “Si c’était à refaire”, è quello che mi è piaciuto di più. Marc Levy è l’autore francese più letto al mondo, e ci sarà pur un motivo. Scrive bene, i suoi libri scorrono veloci, anche se non sei un francese madrelingua non rischi di bloccarti tra doppi sensi e giochi di parole difficili da decifrare. Mi è piaciuto molto il suo libro, letto l’anno scorso, “L’étrange voyage de Monsieur Daldry”. Anche questa è stata una lettura piacevole, però c’è un però. Non sopporto i libri con i finali che restano in sospeso, quelli che devi interpretare come va a finire o, ancora peggio, quelli che non te lo dicono affatto. Me ne sono capitati due questa settimana, entrambi francesi. “Si s’étais à refaire” è la storia di Andrew Stilman, reporter del New York Times che, pochi giorni dopo le nozze, mentre fa jogging lungo l’Hudson River, viene pugnalato alla schiena. Si risveglia esattamente due mesi prima, e da questo momento ha sessanta giorni di tempo per giocare nuovamente il proprio destino e invertire l’ordine delle cose. Non posso rivelare come finisce il libro, ma dopo tanta trepidazione un po’ male ci sono rimasta. Però questa lettura richiama un concetto che ogni tanto ritorna nelle conversazioni, o nei pensieri. Nella vita è meglio avere rimpianti o rimorsi? Meglio lasciar passare i treni in corsa e poi mangiarci le dita o fare qualcosa di cui poi possiamo pentirci? Da ragazzina mi ero ripromessa che non avrei lasciato passare i treni senza saltarci su, ora vedo e, sopratutto, apprezzo di più le sfumature, ma credo ancora che in ogni momento della vita ci possano essere fantastiche opportunità da cogliere. Questa settimana ho ricevuto la mail di una  persona che lavora all’estero e con la quale ho avuto molti contatti di lavoro negli ultimi anni. Annunciava di lasciare l’azienda per dedicarsi all’agricoltura biologica e ad un ritmo di vita diverso, con idee estremamente innovative, e spero di poter rimanere in contatto con lui per seguire il suo percorso. Non è un ragazzino. E’ giovane, ma sposato e con figli. Ha delle responsabilità, se vogliamo metterla così. Forse ci sono paesi in cui ancora fa meno paura mettersi in gioco, può essere un aspetto culturale, o solo personale, in ogni caso, quanto fa bene anche solo sentirne parlare! Ho fatto anche io salti nel buio, letteralmente, più di una volta, ma anche così, nelle vite degli altri, son sempre sferzate di ispirazione.

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