Life Cycle Thinking

LCA a Berlino

5 Settembre 2011

A Berlino per lavoro, che fortuna. Sto ancora ordinando idee ed appunti di quelle giornate intense e ricche di incontri, novità, informazioni. Sono andata principalmente per l’incontro con la rete di esperti di LCA di cui  facciamo parte (SimaPro Partner Network), e che riunisce persone da oltre 20 paesi del mondo. Una volta l’anno ci incontriamo: l’anno scorso è stato qui in Italia, alla Filanda di Campocroce (nostro ufficio), quest’anno a Berlino. Dalla campagna alla metropoli, un bel cambiamento, non c’è che dire. Ho rivisto molte persone che conoscevo già, ma ho incontrato altri per la prima volta, o perché non abbiamo mai partecipato agli stessi incontri, o perché nuovi del gruppo.

Conclusa la nostra 48 ore di lavoro, è iniziata la conferenza LCM (Life Cycle Management), l’appuntamento dell’anno per chi si interessa di queste tematiche. Ho chiesto ad un collega olandese di mandarmi le foto che aveva scattato durante questa 4 giorni, e sono quasi tutte della cerimonia iniziale e delle serate danzanti. Tra un divertimento e l’altro in realtà è successo molto, ma la cerimonia di apertura ha confermato quanto piccolo e grande sia questo mondo della LCA. Ho visto un numero incredibile di persone salutarsi calorosamente, baciarsi sulla guancia e darsi pacche sulle spalle. Ho sentito parlare molte lingue diverse e chiacchierato con persone da continenti diversi. Ho passato un po’ di tempo a parlare con un collega che mi sapeva dire il nome di tutte le persone che ci passavano davanti. Insomma, l’ambiente è internazionale, ma alla fine tutti si conoscono, e l’atmosfera è molto cordiale e distesa, come appunto quella di un gruppo di conoscenti che non si vedono da tanto tempo.

La cerimonia di apertura si è svolta all’aperto, in una tiepida serata all’insegna, oltre che del buon umore, di giganteschi spiedini di pesce fritto, barbeque di salsicce, olive e champignon ripieni, birra e vino. Personalmente mi ha fatto piacere conoscere persone nuove con le quali spero vivamente di rimanere in contatto, ma anche di incontrare finalmente persone che già conoscevo ma che non avevo mai visto di persona.

Mark Goedkoop, grande esperto di LCA, fondatore di PRé, e tra coloro che hanno ideato il metodo eco-indicator 99 e il metodo ReCiPe. Qui illustra in modo atletico ai presenti le nuove sfide della LCA.

Sembra che l’edizione di quest’anno sia stata quella con il maggior numero di partecipanti di sempre, oltre 500 da 46 paesi del mondo, per un totale di 180 presentazioni e 3 sezioni poster. Tutto questo lavoro orientato alla ricerca di soluzioni pratiche per l’implementazione di approcci di ciclo di vita nei processi decisionali sia strategici che operativi.

Di tutte le presentazioni mi soffermo qui su quella di Niels Jungbluth, che conosco e con il quale ho avuto modo di parlare. Inoltre, l’argomento riguarda la traduzione dei risultati dell’impatto ambientale dei prodotti in comunicazione fruibile dai consumatori, che è proprio il mio pane quotidiano.

Lo studio nasce da un progetto commissionato dal Swiss Federal Office for the Environment e, pur essendo orientato al mercato svizzero, prende comunque in considerazione la situazione internazionale e offre consigli utili per chi opera in altri paesi.

Obiettivo del progetto è l’identificazione di informazioni sull’impatto ambientale dei prodotti che siano significative nel processo decisionale dei consumatori. E’ importante sottolineare che lo studio non si concentra sulla descrizione dell’impatto di singoli prodotti, ma mira a sviluppare un approccio per tutti i tipi di prodotto, con indicatori che possano essere applicati al consumo nazionale e i cui impatti possano essere comunicati in modo semplice e comprensibile.

Vengono analizzati diversi approcci metodologici per il calcolo delle informazioni ambientali dei prodotti, tutte basate basate sul life cycle thinking. Particolarmente interessante è il confronto, sulla base delle categorie d’impatto considerate, tra diversi indicatori (Cumulative Energy Demand, MIPS, Carbon footprint, Ecological footprint, Ecological scarcity 2006, Impact 2002+, Eco-indicator 99, ReCiPe 2009). A tale proposito, ad esempio, il Carbon Footprint, ultimamente molto utilizzato, può non essere sufficiente a fornire informazioni complete proprio perché considera una sola categora d’impatto: i cambiamenti climatici. Una prima conclusione riguarda quindi il tipo di approccio: per garantire un’informazione che abbia un “high explanatory power”, che sia significativo dei principali impatti e sia rilevante, è altamente consigliato l’uso dell’LCA e di informazioni che esprimano tutti questi diversi impatti.

Jungbluth consiglia inoltre di seguire la logica del processo decisionale del consumatore, da un livello più generico ad uno più dettagliato, in modo che a questi livelli decisionali possano fare riferimento informazioni diverse. Si distinguono 9 diversi processi decisionali, descritti con esempi legati al settore alimentare. Il nono livello (il più generico) riguarda diversi bisogni, per cui ogni consumatore decide come spendere il proprio budget (es. cibo, mobilità, divertimento ecc.), l’ottavo livello riguarda la scelta all’interno di una stessa area di bisogni (es. per il cibo deciderò se mangiare a casa, in mensa, al ristorante), il settimo riguarda decisioni sui gruppi di prodotto (es. almentazione onnivora, vegetariana, vegana), il sesto livello riguarda decisioni all’interno di un gruppo di prodotti (es. la scelta del tipo di carne), il quinto una specifica categoria del prodotto prescelto (ad es. tra i divers tipi di insalata la cicoria, l’indivia e la lattuga), il quarto si riferisce a variabili di prodotto (es. l’acquisto di un prodotto con un determinato marchio, quale il biologico), il terzo riguarda la scelta del prodotto specifico (ad es. il tipo di imballaggio), il secondo il processo produttivo (es. fresco, congelato) e il primo riguarda i pre-prodotti e gli additivi (ad esempio il tipo di detersivo per i piatti, rimanendo in tema di cibo). Mi sono dilungata in questa descrizione perché ritengo che sia cruciale capire questo aspetto visto che la decisione delle informazioni ambientali dovrebbe essere strettamente collegata, secondo questo studio, al tipo di livello cui si fa riferimento.

Poiché le fasi di uso e fine vita dipendono in grande misura dal comportamento dei consumatori, nello studio si consiglia di non includerli nei parametri di comunicazione dell’impatto ambientale. Il consiglio è quindi quello di comunicare l’impatto from cradle to shop ma, nel caso in cui l’impatto della fase d’uso sia rilevante, di aggiungere anche questo aspetto tra le comunicazioni addizionali.

Interessante è il termine di paragone che viene proposto per misurare l’impatto, e quindi il modo per esprimere l’impatto ai consumatori: l’eco-time. Il tempo è un aspetto che accomuna chiunque, indipendentemente dal reddito o la classe sociale. E’ quindi un’unità di misura di cui tutti disponiamo allo stesso modo e che tutti comprendiamo: 365 giorni, 8760 ore, 526mila minuti, 32milioni di secondi. Ad ogni impatto verrà quindi associato un certo tempo, e ognuno di noi avrà a disposizione, per ogni anno, il tempo massimo di 365 giorni da spendere come desidera.

Lo studio viene dettagliatamente illustrato nell’articolo “Feasibility of environmental product information based on life cycle thinking and recommendations for Switzerland” pubblicato nel Journal of Cleaner Production.

Nella foto sotto, da sinistra a destra: Iris Herder (Direttore Marketing PRé Consultants), Leo Breedveld (esperto LCA, Direttore 2B), Anneke Haringsma (Customer Support, PRé Consultants), Gary Parker (esperto LCA, Sustainability Director Pira International UK e nostro partner nel Regno Unito), Shawn Blenis(PRé Consultants USA), Niels Jungbluth (esperto LCA, Managing Partner ESU-services e nostro partner in Svizzera).

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