Life Cycle Thinking

Mangia la minestra o salta dalla finestra

4 Luglio 2011

Se sappiamo tutti che sprecare il cibo non va bene, un recente rapporto  scritto da WRAP e WWF sul water footprint e il carbon footprint dei rifiuti domestici legati a cibi e bevande nel Regno Unito aiuta a quantificare la gravità del problema.

Nel 2009 il WRAP ( Waste & Resources Action Programme) aveva condotto una ricerca sui rifiuti alimentari domestici in Gran Bretagna, che aveva evidenziato una realtà allarmante: ogni anno finiscono in discarica 8,3 milioni di tonnellate di cibo e bevande che avrebbero potuto essere mangiati. In Italia la situazione non è molto diversa il 30% del cibo che acquistiamo viene gettato via, si parla di circa 4 mila tonnellate al giorno!

Ovviamente questo spreco ha un costo economico ed inevitabilmente un costo ambientale. WRAP e WWF hanno stimato che il carbon footprint dei rifiuti alimentari in Gran Bretagna, considerando tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto, è di 25.7 milioni di tonnellate di   CO 2   eq , di cui 20 milioni di tonnellate legati a rifiuti evitabili. Il carbon footprint è stato calcolato anche allocando le emissioni ai diversi paesi d’origine, scoprendo che circa un quarto del l’impatto del cibo è associato alla crescita o all’ allevamento , un quarto è associato al la trasformazione dei prodotti alimentari , mentre un ottavo è associato alla fase d’uso ( ad esempio: la cottura). La g estione dei rifiuti contribuisce per un decimo alle emissioni .

Il rapporto suddivide i rifiuti in evitabili, probabilmente evitabili e inevitabili, considerando evitabili il cibo e le bevande buttate via, ma ancora commestibili, escludendo ossa, pelle, ecc.; probabilmente evitabili sono quei rifiuti alimentari provenienti da cibi che alcune persone mangiano e altre no o che possono essere mangiati se preparati in determinate modi; inevitabili sono quei rifiuti che provengono dalla preparazione del cibo e non sono commestibili (gusci, ossa, bustine per il tè). Secondo questa classificazione si calcola che il carbon footprint dei rifiuti alimentari domestici evitabili sia di 330 kg di CO 2   eq per persona all’anno.

I risultati del calcolo del water footprint sono altrettanto allarmanti: 6,262 milioni di m 3   d’acqua all’anno, di cui   5,368 milioni di m 3   attribuiti a rifiuti evitabili e 894 milioni di m 3   dovuti a rifiuti probabilmente evitabili. Circa il 71% dei rifiuti evitabili proviene da beni importati. La valutazione degli impatti del water footprint è stata fatta considerando la situazione idrica dei diversi paesi da cui provengono gli alimenti.

In conclusione i rifiuti alimentari evitabili sono responsabili del 6% del water footprint complessivo del Regno Unito e del 3% del carbon footprint: è evidente che la riduzione di questo spreco porterebbe notevoli vantaggi ambientali in un mondo i cui le risorse vengono consumate ad una velocità maggiore di quella con cui riescono a rigenerarsi.

Non sprecare il cibo è un impegno che spetta ad ognuno, e non fa bene solo alle nostre tasche, ma anche al pianeta. Basta buttare un occhio al passato per rendersi conto della quantità di ricette nate proprio per utilizzare gli avanzi di cucina. Se vi mancano le idee, chiedete alle nonne.

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