Life Cycle Thinking

Spiegare la LCA quando ti chiedono di cosa ti occupi

12 Novembre 2010

“Che cosa ci vuole” di Gianni Rodari, illustrazioni di Silvia Bonanni

Un dialogo usuale.

“Di cosa ti occupi?”

“Di consulenza ambientale, principalmente LCA, ecodesgn, comunicazione ambientale”.

“LC cosa?”

“LCA, sta per Life Cycle Assessment, in italiano Valutazione del Ciclo di Vita. Si tratta di uno strumento per misurare l’impatto di un prodotto o servizio lungo il suo intero ciclo di vita”.

Qui le reazioni sono diverse. Molti cominciano ad entusiasmarsi ma, ahimé, altrettanti si perdono. Questi ultimi spesso chiedono: “Insomma fate certificazioni ambientali?”. Ecco, la certificazione è terreno sicuro, un argomento limpido e chiaro di suo, la LCA scatena domande, o mette un po’ di paura.

Allora spesso faccio l’esempio del tavolo.

“Immaginiamo di dover fare la LCA di un semplicissimo tavolo di legno. Per fare la LCA del tavolo devo misurare tutti gli impatti ambientali a partire dalle materie prime fino allo smaltimento, attraverso le fasi di trasporto, produzione ed uso. Si parte quindi dall’albero, che deve essere tagliato, perciò misuro l’energia che consumo per azionare la motosega. Non tutto l’albero verrà utilizzato, già qui avrò degli scarti, dati dalla corteccia, dai rami e dal fogliame. Dovrò valutare l’uso che ne farò, quindi se li butto, se li uso per farne segatura o se li brucio. In ognuno dei tre casi l’impatto sarà diverso. Poi dovrò calcolare l’impatto del trasporto alla segheria, quello dei macchinari della segheria per tagliare il tronco in varie parti, e poi ancora il trasporto fino all’azienda nella quale avverrà l’assemblaggio. Parallelamente avrò altri cicli di vita da studiare. Ad esempio quello delle viti di ferro, per le quali il mio ciclo partità dalla miniera, e dei piedini di gomma, per i quali il mio ciclo partirà dal petrolio. Se il tavolo viene verniciato o abbellito con ulteriori elementi, anche di questi bisognerà studiare il ciclo di vita. E non è finita, perché dovrò considerare anche la scatola in cui imballo il mio tavolo, il cellophane che lo protegge e il libretto di istruzioni per il montaggio e la manutenzione. Una volta ultimato, il tavolo viene trasportato fino al cliente, e anche questo impatto deve essere analizzato. La fase d’uso del tavolo ha un impatto limitatissimo, dato ad esempio dall’uso di acqua per pulirlo, ma per prodotti quali i computer o gli elettrodomestici l’impatto della fase d’uso è rilevante. Infine la fase di fine vita. Cosa faccio del mio tavolo? Lo regalo ad un amico che lo ridipinge e lo riusa? Lo riciclo? Lo brucio nel caminetto? Lo getto in discarica? Ogni ipotesi di smaltimento ha un impatto diverso, e dovrà essere calcolato. Alla fine potrò avere l’impatto totale del ciclo di vita del mio tavolo, ma anche preziose indicazioni su come ridurlo. Questa è la LCA”.

Chi resiste fino alla fine in genere è affascinato.

L’esempio del ciclo di vita del tavolo mi piace. Mi fa pensare a uno scrittore che ha accompagnato la mia infanzia e che adoro: Gianni Rodari. Ecco il perché del testo di “Che cosa ci vuole” nella nostra home page .

“Che cosa ci vuole” di Gianni Rodari, illustrazioni di Silvia Bonanni

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