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20 febbraio 2012

Quando un prodotto è sostenibile?


Potrei essere molto succinta, scrivere un MAI bello grosso e chiudere qui questo post. Ma spieghiamo il perché, anche se ne abbiamo già parlato nei post sul greenwashing.
Nessun prodotto potrebbe dirsi sostenibile (o ecocompatibile, non inquinante, verde ecc.) perché, come indica la norma ISO 14021 sulle affermazioni ambientali auto-dichiarate:
"Al momento attuale non vi sono metodi definitivi per misurare la sostenibilità o confermarne il conseguimento. Quindi, non deve essere effettuata alcuna asserzione di conseguimento della sostenibilità."
Le Linee Guida europee sulle affermazioni ambientali ribadiscono che non esiste alcun metodo per misurare la sostenibilità, per tale motivo non si dovrebbe affermare di averla ottenuta:
"Although the European Union has accepted the concept of sustainability and turned it into a guiding principle for its environmental policy, through the Fifth Environmental Action Programme (“Towards Sustainability”), no methods have been defined to measure it. For this reason claims to sustainability are vague, and are not to be made."
 E' un principio base della comunicazione ambientale. Semplice, chiaro. Se solo tutti vi si attenessero.

17 febbraio 2012

Life Cycle Assessment è maschile o femminile?

Oggi una divagazione puramente linguistica. Mi sembra che in prevalenza si usi Life Cycle Assessment al femminile - la Life Cycle Assessment - ma mi capita non di rado di trovare il termine al maschile - il Life Cycle Assessment. Qual è la forma corretta?
Quando ho iniziato a scrivere le prime relazioni sulla LCA, per sicurezza ho consultato il sito dell'Accademia delle Crusca.
Questa parte della riposta che viene data ad una domanda sul genere dei forestierismi:
La questione del genere dei nomi stranieri che entrano nella nostra comunicazione corrente segue una regola apparentemente semplice: attribuire il genere che ha la parola corrispondente in italiano, per cui, ad esempio "la hall" (in italiano "sala"), "la mail" (in italiano "la posta"), "il manager" (in italiano "l'uomo d'affari"), ecc. o che ha originariamente nella lingua d'origine (per le lingue come l'italiano che attribuiscono il genere ai sostantivi).
Per certi termini inglesi non esiste un corrispondente italiano, per altri sono possibili più traduzioni, perciò in questi casi non è sempre chiaro che genere utilizzare.
Life Cycle Assessment in italiano viene tradotto con Valutazione del Ciclo di Vita, e per tale motivo credo sia più corretto usare il termine al femminile.

13 febbraio 2012

LCA around the world

Un giro per il mondo attraverso le istantanee sullo stato della LCA che ci hanno regalato i nostri colleghi del SimaPro Partner Network dai diversi paesi dei cinque continenti. Un viaggio veloce che fotografa gli sviluppi di una metodologia che è la nostra passione e il nostro lavoro, e che trova sempre nuovi fruitori e applicazioni. Il documento completo è scaricabile nella 2Biblioteca del nostro sito, qui.




07 febbraio 2012

Il ciclo di vita dell'abbigliamento

Il WWF francese ha recentemente pubblicato una guida (scaricabile qui) sull'ecodesign dei prodotti del tessile-abbigliamento, realizzata in collaborazione con l'associazione Yaman, i nostri partner francesi di EVEA e dei professionisti della filiera del tessile. 
L'esportazione mondiale dei prodotti tessili e di abbigliamento rappresenta il 4% di tutte le esportazioni, per un totale di 612 miliardi di dollari e 30 milioni di persone impiegate nell'intera filiera. Di questi 30 milioni (forse la cifra non stupirà molti) ben il 60% si trova in Asia.  In Francia questa industria è seconda per giro d'affari solo all'industria alimentare.
La guida prende in esame ogni fase del ciclo di vita: dalla fibra al filo (con schede per le principali fibre naturali e sintetiche), dal filo alla stoffa, la produzione e la distribuzione, l'uso e il fine vita. All'interno di ogni fase vengono evidenziate le pratiche non più procastinabili e quelle da privilegiare. Nella parte conclusiva, la guida presenta una serie di informazioni pratiche per aiutare il lavoro di designer e aziende nella realizzazione di prodotti con un ridotto impatto ambientale. Si tratta ad esempio di consigli su come dare il via ad un progetto di ecodesign, sulla tracciabilità della catena di fornitura, la scelta dei fornitori, le sostanze chimiche più dannose, la durata del capo. La guida è un'interessante e piacevole lettura ricca di informazioni pratiche.

Aprite il vostro guardaroba, qual è la prima cosa che vi viene in mente? Forse alcuni penseranno che hanno bisogno di qualcosa di nuovo, ma se date un'occhiata più critica, non vi stupirà la notizia che in Francia vengono gettate annualmente 700.000 tonnellate di prodotti tessili e di abbigliamento (dato del 2009), pari a 11 kg per abitante. Di questi, solo 75.000 tonnellate vengono effettivamente selezionate. Interessante è sapere che i cugini d'oltralpe hanno sviluppato uno schema di responsabilità estesa del produttore, che prevede il coinvolgimento di coloro che sviluppano, producono, commerciano o importano prodotti tessili nella raccolta dei rifiuti e nella gestione degli stessi. E' così nata Eco-TLC, che si dedica proprio al fine vita di abbigliamento, biancheria per la casa e scarpe non più utilizzate. Il ruolo di questa società senza scopo di lucro è soprattutto di ricerca, per trovare nuovi utilizzi per i rifiuti ad oggi poco valorizzati e per supportare finanziariamente la raccolta. In media il 50% dei capi gettati è in stato eccellente e può essere rivenduto (generalmente in paesi del terzo mondo), il 25% può essere riutilizzato per altri prodotti tessili industriali, il 15% viene macinato ed unito a leganti per farne ad esempio carte speciali o materiale isolante per edilizia, mentre il 10% viene incenerito. 

27 gennaio 2012

La memoria

Foto tratta dal sito www.annefrank.org

Ho letto il suo diario quando frequentavo la scuola media. Era una vecchia edizione di mio papà, un rettangolo bianco incorniciato di rosso, della Einaudi. Mi sforzavo di immedesimarmi in lei, di comprendere il suo destino. Ora, come allora, credo che possiamo immaginare solo un'infinitesima parte di quell'orrore. Ma si può ricordare.
Un libro che non esce veramente mai dalla tua mente, e al quale ritorni in momenti inaspettati.
Il diario di Anna Frank (titolo originale "Het achterhuis", il retrocasa), da leggere.

"Il contrario della pace non è
la guerra, è l'indifferenza.

Il contrario dell'amore non è
l'odio, ma l'indifferenza.

Il contrario della morte
è la memoria."

Elie Wiesel, sopravvissuto all'Olocausto e Premio Nobel per la pace

25 gennaio 2012

Com'è il nostro corso LCA?


I giorni 9 e 10 febbraio si terrà presso la nostra sede di Mogliano Veneto il nostro corso collettivo di LCA. Rispondo qui ad alcune domande che ci vengono poste frequentemente sui nostri corsi.

Posso partecipare al corso anche se non ho mai lavorato con la LCA?
Il corso è impegnativo, la tematica è complessa, ma noi iniziamo da zero. Si inizia con una parte teorica, per affrontare in due giorni tutte le fasi della LCA. Abbiamo avuto nei nostri corsi partecipanti con esperienza di LCA e persone alle prime armi o assolutamente digiune di questa metodologia, e tutti hanno beneficiato del corso perché hanno potuto apprendere un metodo di lavoro. Più che il livello di conoscenza della LCA spesso contano l'affinità con le tematiche ambientali, una buona attenzione per i dettagli e flessibilità di pensiero. E queste sono qualità decisamente richieste dalla LCA.

Nel corso viene trattata solo la teoria o anche la pratica?
Dopo una breve introduzione teorica, il corso è interamente dedicato allo svolgimento di casi di studio con il supporto del software SimaPro. Negli anni abbiamo sviluppato un metodo di studio che stimola l'interazione tra i partecipanti e un approccio innovativo all'esecuzione di casi concreti.

Quante persone possono partecipare al corso?
Non più di 6, talvolta 7. Decidiamo a seconda della composizione del gruppo, e se partecipano persone di una stessa organizzazione che necessitano di sviluppare un efficiente lavoro di squadra. Va bene anche se ce ne sono di meno. L'approccio è semindividuale, ognuno deve poter ricevere sufficiente attenzione da parte del docente. Si tratta di un corso pratico, e non potremmo fare altrimenti.


Rilasciate un certificato di "professionista della LCA"?
No. Rilasciamo un attestato di partecipazione. Non esiste un certificato di "esperto o professionista della LCA". Professionisti si diventa con la pratica e l'esperienza. In realtà questa domanda è stata posta molto raramente, ma mi sembra giusto chiarire.

Puoi dirci qualcosa sugli aspetti organizzativi del corso?
Mogliano Veneto è una piccola cittadina e la Filanda, sede del nostro ufficio e del corso, si trova in una frazione di Mogliano Veneto. Campagna? Sì. In Filanda regna un'atmosfera unica, ed è il luogo ideale per un corso come il nostro. Il primo giorno il docente (Leo Breedveld) non fa uscire i partecipanti finché non hanno raggiunto un certo punto del programma; oltre alla soddisfazione, però, a ricompensa della fatica  ci sono i manicaretti della signora Luana. Per chi arriva in treno, ci occupiamo noi di tutti i trasferimenti ed è possibile scegliere tra i diversi alloggi (hotel e B&B) con i quali siamo convenzionati. 
Altre informazioni qui

23 gennaio 2012

Costruzioni sostenibili

Oggi scrivo di un sistema di valutazione della sostenibilità delle costruzioni che forse non tutti, purtroppo, conoscono. Si chiama Protocollo ITACA e valuta e certifica la prestazione dell'edificio in base a una serie di aspetti della sostenibilità. Il punteggio ottenuto consente di classificare il livello di sostenibilità, e l'aspetto particolarmente significativo è che tale livello è relativo alla situazione italiana. 

Cos'è ITACA?
ITACA è l'Associazione Federale delle Regioni e Provincie Autonome Italiane. 

Chi ha sviluppato il Protocollo ITACA?
Il Protocollo ITACA è stato sviluppato dall'Associazione di cui sopra, in collaborazione con ITC-CNR (Istituto per le Tecnologie della Costruzione del CNR) e iiSBE Italia (International initiative for a Sustainable Built Environment). 

Su che strumento di valutazione si basa il Protocollo ITACA?
Il Protocollo ITACA si basa sull'SBTool® (Sustainable Building Tool), sviluppato da processo di ricerca Green Building Challenge a cui hanno preso parte 25 nazioni.

Quali sono i criteri di valutazione del Protocollo ITACA?
I criteri considerati sono 34, organizzati in 5 diverse categorie:
  • Qualità del sito
  • Consumo di risorse
  • Carichi ambientali
  • Qualità Ambientale Indoor
  • Qualità del Servizio
Per ogni criterio, a seconda del livello di soddisfacimento, è possibile ottenere un ponteggio da -1 a +5: 0 rappresenta la prassi costruttiva standard, il 3 la migliore pratica corrente e il 5 l'eccellenza. I diversi criteri hanno un peso diverso, la somma pesata dei 34 criteri determina quindi il punteggio di sostenibilità complessivo. 

Che tipo di certificazione si ottiene?
La certificazione nazionale Protocollo ITACA è gestita da ESIT - Edilizia Sostenibile. Per ottenere la certificazione ESIT® è necessario che il punteggio sia almeno pari a 1. Esistono 6 livelli di certificazione, a seconda del punteggio ottenuto:
  • SUFFICIENTE (1,0 - 1,4 punti)
  • DISCRETO (1,5 - 1,9 punti)
  • BUONO (2,0 - 2,4 punti)
  • MOLTO BUONO (2,2 - 2,9 punti)
  • OTTIMO (3,0 - 3,9 punti)
  • AUREO (4,0 - 5,0 punti)
Se volete saperne di più, qui altri dettagli.

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